Citoplasma per ventanni è stata la fanzine-fantasma, dedicata ai Ramones e alla voglia di raccontare. Oggi è tempo di blog e di poesia del quotidiano...
giovedì, 19 novembre 2009
FACCIO UN GESTO...

"Oggi non lavoro, oggi non mi vesto
resto nudo e manifesto
Sono fuori dal coro, nettamente diverso
le mode se ne vanno, io resto! e manifesto!
Resto nudo e manifesto - Faccio un gesto e manifesto - Oggi guardo il cielo..."

(BandaBardò - Manifesto)

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domenica, 15 novembre 2009
L'ITALIA CHE CAMBIA, ovvero il ritorno di "Fantozzi contro tutti"

E' un periodaccio. Uno di quei momenti in cui ti scocci a scrivere di qualunque cosa. Non perchè tu non abbia nulla da dire. No. E' proprio perchè senti di avere molto da dire, che hai timore di non essere abbastanza obiettivo o convincente, a seconda dei casi.

La riforma della giustizia e della pubblica amministrazione mi stanno sinceramente logorando. La seconda che ho detto (la riforma della P.A.) oggi diviene realtà.

Non dico nulla. Non voglio commentare nulla.

Dico solo che c'è uno Stato e che la Pubblica Amministrazione è il suo strumento diretto per amministrare, appunto, nell'interesse di tutti i cittadini. Brunetta pare che capeggi una guerra fantozziana di riscatto del povero cittadino contro i pubblici impiegati.

"Ora il cittadino potrà fare un mazzo così" all'impiegato che non faccia il suo dovere.

Staremo a vedere. Chi farà un mazzo così ai politici che non stanno facendo il proprio dovere (tipo tutelare i principi costituzionali, tipo tutelare la povera gente, tipo rendere la giustizia snella e svelta per tutti e non solo per pochi, tipo pensare a misure economiche che non diano solo vantaggi a chi i soldi li ha già...)?

 

Non è una guerra. I pubblici impiegati (comprese le Forze dell'Ordine) si fanno spesso il mazzo a quattro per sopperire alle risorse che non ci sono e garantire un servizio più o meno accettabile ai cittadini, semplicemente per scrupolo e coscienza professionale (VEDASI LA TESTIMONIANZA DEI POLIZIOTTI ALL'ULTIMO ANNO ZERO sulle condizioni in cui si deve lavorare).

Sono loro i nemici?

Il sistema sanzionatorio/premiale del sig.Brunetta ha un sacco di falle che si vedranno benissimo quando la barca farà lo stesso acqua da tutte le parti. Non c'è limite alla creatività umana nel fottere le leggi. Chi non lavorava ieri non lavorerà nenache domani, sia nel settore privato che pubblico. Chi lavora oggi continuerà a lavorare lo stesso e, forse, rischierà di passare per improduttivo e fannullone, tenuto conto della difficoltà di adattare dei parametri di valutazione per settori tecnici, le cui azioni professionali non sono di facile "misurazione".

Attendiamo di veder salire l'acqua e poi ci rivediamo sul mio blog...

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domenica, 08 novembre 2009
ALLUCINAZIONI CONSUETE

Se c'è una cosa che terrorizza l'americano medio - lo potete vedere da qualunque telefilm - è quello di non avere i soldi per pagare l'assicurazione sanitaria.

Devo dire che quando ero un acerbo adolescente ci ho messo un bel po' per comprendere che nei modernissimi, civilissimi e democraticissimi Stati Uniti d'America, se uno ha bisogno di cure e malauguratamente non ha i soldi per pagare l'assicurazione, l'assistenza medica se la scorda! Anzi, è l'Assistenza medica che si scorda di lui...

Obama ha fatto quello che ci aspettavamo da uno come lui: vuole dare salute gratis a 36 milioni di americani! Perchè la salute è un diritto imprescindibile di tutti.

Poi mi sveglio dalla contemplazione meditabonda degli USA e mi riaffaccio alla nostra cara vecchia stupida Italia nel 2009.

Dov'è la gente come me, mi chiedo. Dove sono gli altri come me, se ce ne sono? Chi permette ai folli che si sono impossessati della nostra democrazia parlamentare di imbavagliare la magistratura, di tassare i poveri cristi, sgravare sempre di più i ricchi e dare non solo la parola (che quello sarebbe pure democratico) ma offrire la grancassa ed il potere a esaltati come i leghisti?

E non mi si dica che non è vero. Oggi Bossi ha replicato a Bersani qualcosa che, se io fossi del Nord, mi premurerei di denunciare al primo comando dei Carabinieri o posto di Polizia.

Come si fa a dire che "chi, al di sopra del Po, è contro la Lega, è morto."? Anche se qualcuno potrà dire che lo diceva in senso metaforico, volendo significare che chi è contro la Lega non ha futuro politico al nord.

Ma la violenza di certe parole, in bocca ad un ministro (ministro...), vagliela a spiegare a chi legge solo i titoli dei giornali.

Esiste un reato, punito dal codice penale italiano (almeno per ora). Si chiama reato di "minaccia" ed io - visto che nessuno lo ha ancora fatto, a quanto mi risulta - accuso e denuncio pubblicamente Bossi di aver minacciato di morte chi non lo vota.

Fate vobis, adesso.

Uomini democratici del Nord Italia? Dove siete? Cosa fate? Vi indignate, qualche volta? Reagite, qualche volta?

Allucinante, questo paese. Allucinante chi lo governa. Gli attacchi quotidiani all'indipendenza della magistratura, le proposte di legge che fanno comodo solo ai soliti noti, le concessioni ed i condoni fiscali a chi ha soldi da buttare dalla finestra, la continua penalizzazione del cittadino comune, di chi come collettività non esiste più.

Hanno tolto l'ICI. Gli Enti Locali non sanno più dove andare a trovare i soldi per garantire il minimo.

Vogliono togliere l'IRAP. Le imprese gongoleranno, le Regioni vedranno arrivare ancora meno soldi nelle proprie casse e voglio proprio vedere come ce la pagheremo, noialtri, la sanità.

Finiremo come nei telefilm americani, quando tu arrivi in ospedale sanguinante e malconcio, reduce da un incidente domestico o da una crisi cardiaca in auto e la prima cosa che ti chiedono gli infermieri è:

"Il suo numero di assicurazione, prego..."

"Il mio... numero? ... Ma sto morendo dissanguato!..."

"Ci spiace signore. Senza assicurazione, la sua ferita rimarrà aperta".

Meditate, gente, meditate...

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mercoledì, 04 novembre 2009
Ciao Alda


Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,

di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,

di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.

Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini



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lunedì, 02 novembre 2009
Le poesie del taccuino

Da qualche anno porto in tasca un taccuino con la copertina nera ed una penna a scatto. Quando ne ho tempo, quando ne ho voglia, quando mi assalgono raptus compositivi, incido sulla carta i miei pensieri del momento.

Questa poesia l'ho scritta in piena notte, nel mese di agosto di quest'anno, dopo una rimpatriata  con alcuni compagni del liceo. Non li vedevo da più di due decenni...

 

RIMPATRIATA

 

Se mi chiedi cosa

siano 25 anni

nel ricordo.

Se pensi

che siano solo

volati via

come magico polline

che ci ha fatti crescere

a dismisura.

Chi ha visto già in faccia

la morte

chi ha visto in faccia

la vita

tante altre volte.

Senza domandarsi

cosa stesse facendo

se non vivere

il proprio destino

fino in fondo.

Vi vedo tutti

bellissimi

più adulti

più completi

più assennati

tranne rare eccezioni

neanche degne di nota.

Non mi chiedere

se vorrei

tornare indietro

in fondo sono

contento così

di essere arrivato

fin qui

per potervi

vedere tutti

senza brufoli

e pieni di filosofia

esistenziale.

Ognuno con le sue cose

il suo cellulare

i suoi bambini

mariti e mogli

mille pensieri

dal presente

incombente.

Per pochi attimi

puoi tornare

tra i banchi

e le pause

così lunghe

da sembrare eterne

ed invece

sono passati 25 anni

e paiono un battito di ciglia.

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lunedì, 26 ottobre 2009
Misteri di Italia

La tentazione di non parlarne è forte, ma ci sono alcuni aspetti delle ultime disavventure del Presidente della Regione Lazio che vanno considerati.

I fatti li conosciamo tutti. Pare che Piero Marrazzo sia stato filmato in compagnia di un/a trans in "atteggiamenti privati" e che questo film fosse oggetto di ricatto. Il film è stato intercettato dagli investigatori (di un'altra indagine) perchè c'era qualcuno che stava cercando di piazzarlo sul mercato mediatico.

Gli autori del film? Quattro carabinieri in borghese che fatta irruzione in casa del trans per un controllo avevano beccato il presidente della Regione, filmandolo addirittura con un videofonino. Segue il ricatto con cui avrebbero spillato circa 80.000 euro che Marrazzo giura di non aver mai pagato.

Secondo i Carabinieri, quelli onesti, i colleghi ricattatori sono solo "mele marce". Il movente è economico. Stiamo ancora indagando, etc. etc.

In primo luogo non sono tanto sicuro che il movente dei quattro Carabinieri predatori e deviati sia solo economico. Secondo voi quattro esponenti dell'Arma si sputtanano così, solo per soldi? Se fossi inquirente, un giretto sulle conoscenze di questo bel quartetto me lo farei.

Pare che già tre anni fa, in piena campagna elettorale, qualcuno congiurasse per distruggere la credibilità politica e la vita privata di Marrazzo. Lo dice un investigatore privato nell'ambito di un'indagine che vede inquisiti i collaboratori del vecchio presidente della Regione, Francesco Storace, che avevano messo su una bella attività di spionaggio degli avversari politici del presidente, naufragata solo perché non si erano fida­ti delle persone che avevano ingaggiato.

E che dire del luogo in cui avviene questo guazzabuglio? Via Gradoli 96! Luogo non certo ignoto ai nostri cari Servizi Segreti...

Per chi non fosse ancora nato nel 1978 o per chi era ancora troppo piccolo, ricordo che nel marzo di quell'anno fu rapito il neo Presidente del Consiglio Aldo Moro. Ecco alcuni stralci di un articolo del Sole 24 ore sui misteri di via Gradoli:

"LA SEDUTA SPIRITICA 2 aprile 1978.
Località Zappolino, provincia di Bologna, appennino tosco - emiliano. Un gruppo di professori universitari tiene una seduta spiritica. Nel gioco del piattino compare la parola "Gradoli". Le persone presenti a Zappolino sono Mario e Gabriella Baldassarri, Franco e Gabriella Bernardi, Alberto, Carlo, Adriana e Licia Clò, Romano e Flavia Prodi, Fabio Gobbo.

IL BLITZ DI GRADOLI
5 aprile 1978.
Blitz della Polizia a Gradoli, piccola località in provincia di Viterbo, vicino al lago di Bolsena. Tutte le abitazioni vengono perquisite. Del presidente della Democrazia Cristiana e dei suoi rapitori, nessuna traccia.. In quelle ore concitate, Eleonora, moglie di Aldo Moro, si rivolge alla Segreteria del Ministro dell'Interno Francesco Cossiga. Chiede se Gradoli sia anche il nome di una via di Roma. La risposta è secca: a Roma, via Gradoli non esiste.


VIA GRADOLI , Roma.
18 aprile 1978.
Un residente di via Gradoli 96 telefona ai vigili del fuoco per una perdita d'acqua.
Quando i pompieri entrano nella porta dell'interno 11 si trovano davanti ad un covo delle Brigate Rosse. Entrano in bagno. Notano il telefono della doccia posato sopra uno scopettone a sua volta appoggiato sulla vasca. Gli occupanti volevano che l'acqua si dirigesse verso una fessura nel muro? Nell'appartamento vengono rinvenute le divise da avieri utilizzate dai brigatisti per camuffarsi in via Fani, durante l'agguato a Moro e agli uomini della scorta."

Un covo che venne fatto scoprire da qualcuno. Non certo dai brigatisti stessi.

I sistemi mi sembrano gli stessi. Un video che viene fatto scoprire nel corso di un'indagine di altro tipo (la seduta spiritica non basta? Ci vuole un bell'allagamento!). Quattro servitori dello Stato che si sono camuffati da ricattatori per qualche mese, che stanno col fiato addosso a Marrazzo e sanno tutto dei suoi vizietti notturni. Dei trans stranieri che sono pur sempre persone in una posizione di oggettiva debolezza e facilmente manipolabili. Un quadro torbido ed ambiguo, dove nessuno è quello che sembra. Il governatore del Lazio è un perverso, forse un gay negato. I suoi amici dei maschi quasi donne. I ricattatori dei rappresentanti delle Forze dell'Ordine. Sarebbe interessante saperne qualcosa di più su come Marrazzo abbia maturato certe frequentazioni, se in modo del tutto autonomo e spontaneo o su spinta di fortuiti eventi o con l'aiuto ed il sostegno di qualcuno che gli ha suggerito la strada.

Una storia torbida come piace a noi italiani, che di gossip e stronzate ci alimentiamo. Proprio oggi, sullo stesso giornale che portava la vergognosa notizia, si diceva che alla nuova edizione del Grande Fratello entrerà un travestito.

Sui transessuali e sul loro indubitabile fascino potremmo fare letteratura. Nè uomini nè donne, sono in quella terra di mezzo che consente - a chi va da loro per fare sesso - di ignorare il bisogno di cercare alibi.

Ci incuriosiscono in modo morboso. E poi però li lasciamo soli in modo così scontato.

Nessuno più li vuole, fuori dalle lenzuola.

Ecco perchè tutto quello che è successo è doppiamente vergognoso.

Il presidente del consiglio, lo sanno tutti, ha amoreggiato privatamente con delle escort ricevendole a palazzo. E se ne è pure vantato. Perchè i maschi questo fanno: se ci piacciono le femmine, scopano (non importa se a pagamento e comunque è tutto da dimostrare) e più scopano, più sono da prendere a modello dagli altri maschi italici. Un presidente così non può e non deve dimettersi. Un uomo così deve restare dov'è. In fondo tutti i maschi aspirano ad avere un harem e con lui al potere, prima o poi una legge sul libero razzolamento sessuale la faranno... 

Il presidente della Regione Lazio, anche in questo caso lo sanno tutti, ha amoreggiato privatamente con dei transessuali e si è pure vergognato. Perchè i maschi questo fanno: se ci piacciono i "femminielli" li incontrano di nascosto per fare sesso e più li incontrano, più si vergognano e se gli altri maschi (che forse ci piacerebbero pure i transessuali) lo vengono a sapere si schifano di brutto. Le dimissioni sarebbero doverose. Ha deluso il popolo laziale che lo credeva sposato e bene orientato sessualmente. Se ha mentito alla famiglia per soddisfare i suoi turpi vizi, mentirà anche ai popolani.

Questa la ferrea logica dei più. E non me ne vogliano i più.

La politica ed il sesso sono una miscela potente e terribilmente instabile.

Ricordate Clinton che ha chiesto scusa al popolo americano solo per aver esercitato il suo legittimo diritto di maschio-al-potere-che-tutto-può-avere con la sua stagista preferita? 

Gli italiani pare chiedano scusa solo se hanno razzolato nel buio delle alcove transessuali. E se Marrazzo avesse avuto una storia tutta omosessuale o tutta eterosessuale?

E qui caschiamo nel solito discorso: quanto privato resta ad un personaggio pubblico? Quali doveri ha un personaggio pubblico?

A ben guardare qui abbiamo a che fare con un rappresentante delle istituzioni, qualcosa di più di un "personaggio" pubblico. Anche perchè abbiamo personaggi che farebbero di tutto pur di restare pubblici...


 

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sabato, 24 ottobre 2009
LETTURE...

L’ANNO DELL’AMORE

"Nel 1967 la musica rock diventa "la"musica del mondo giovanile, un suono che riesce a descrivere la realtà e i sogni di un movimento molto più ampio di quello che si vede nelle strade, o di cui parlano giornali e televisioni, che seguono con curiosità e preoccupazione i fermenti delle nuove generazioni. Più ampio perchè coinvolge anche i ragazzi che restano a casa, quelli che non ancora il coraggio di scendere in piazza, o di farsi crescere i capelli, o di vestire in maniera bizzarra. E' l'anno in cui i sogni sembrano diventare realtà e i ragazzi in ogni parte del mondo provano l'infinita ebbrezza di quello che fu chiamato l'assalto al cielo. fu l'età dell'innocenza, prima che arrivassero la droga, la violenza e le contraddizioni della politica a minare quello sfrenato ottimismo. Pochi mesi dopo l'Europa fu incendiata dalle rivolte studentesche, e di lì a qualche anno il sogno si sarebbe trasformato in un incubo. Ma nel 1967 era legittimo crederci; per una volta il cielo aveva lanciato bagliori visionari. E milioni di giovani se n'erano nutriti."

(da "Il tempo di Woodstock" di Ernesto Assante e Gino De Castaldo)

 

"Janis Joplin e Grace Slick erano due regine, diversissime, opposte, ma ambedue parte di un ennesimo rovesciamento. Prima di loro le cantanti, perlomeno quelle bianche, dovevano essere formalmente contenute, non si ammettevano espliciti atteggiamenti sessuali. Janis, invece era sboccata, a volte sguaiata, strillava con tutto il fiato che aveva in corpo, e i suoi erano strilli liberatori."

" E Grace, la grazia, esibiva una versione elegante della bellezza hippy, composta e allo stesso tempo allucinata, un Iside alternativa, una bellezza perfino minacciosa, che sembrava annunciare un nuovo carismatico potere femminile."

(da "Il tempo di Woodstock" di Ernesto Assante e Gino De Castaldo)

 

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giovedì, 22 ottobre 2009
Le poesie del taccuino

Da qualche anno porto in tasca un taccuino con la copertina nera ed una penna a scatto. Quando ne ho tempo, quando ne ho voglia, quando mi assalgono raptus compositivi, incido sulla carta i miei pensieri del momento.

 

RITI AUTUNNALI.

 

Tè verde al gelsomino

sorseggiato

di sera

prima di sedermi

sotto i ferri

dal dentista.

Tè verde al gelsomino

non sembra vero

in questa città

tormentata

dal traffico

e dai rumori.

Tè verde al gelsomino

come se avessi tempo

e invece

la giornata

non è ancora finita.

Tè verde al gelsomino

la mia piccola isola

di normalità

un posto

dove sono un padrone

di casa

ospitale e gentile

non borbotto

se mia moglie

non guida

ed i dentisti

non esistono

perché nessuno

conosce il mal di denti.

Tè verde al gelsomino

per fare pace

con tutti

soprattutto

con sé stessi.

 

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lunedì, 19 ottobre 2009
SIMILITUDINI MUSICALI

 Questa storia comincia di mattina, con un libro tra le mani.

Sto leggendo un libro dal titolo "Woodstock". Quando lo finirò, aspettatevi una bella recensione citoplasmatica. Mi sta piacendo molto. Oltre ad essere scritto benissimo offre uno spaccato sociologico  e culturale dei magici anni '60, quelli che hanno preceduto l'evento Woodstock.

Vi dono solo questa piccolissima ed illuminante chicca presa dall'introduzione:

"...il festival di Woodstock poteva tenersi solo in quel luogo, in quel preciso momento, come se qualcuno avesse deciso di costruire un monumento in tempo reale a una rivoluzione che si stava sbriciolando nello spazio di un sogno, e quindi necessariamente un'opera immateriale, di cui non sarebbe rimasta nessuna traccia fisica, un'idea, un concetto, una scintilla da bruciare come una poesia lasciata a svolazzare nel vento. Un'idea, dunque, e poi, ovviamente, una memoria."

 Bene. La lettura di questo libro mi ha fatto venir voglia di leggerlo ascoltando musica sixtymmaginifica. Un rapido giro musicale tra i miei Cd ed ecco un po' di Doors, un po' di Beatles, un po' di Dylan, un po' di Beach Boys, un po' di Pink Floyd (non ho nulla di Janis Joplin e nulla di Hendrix... mea culpa...). Di recente mi sono scaricato la discografia completa dei Pink Floyd e, arrivato al pezzo "Summer '68" da Atom Heart Mother del 1970, mi rendo conto di averla già sentita inequivocabilmente cantata e suonata da qualcun altro. Ascoltatela da questo video, poi ne parliamo.

Ora vi faccio sentire il clone segreto di Summer '68.

Non sono un esperto di canzoni di Fabrizio De Andrè (nel senso che le ascolto ma so poco delle loro origini) e sono certo che è stato un grande autore, ma questa canzone in particolare non vi pare che sia terribilmente assomigliante a quella dei Pink Floyd? Il testo ovviamente è tutta un'altra storia. Quella di Fabrizio racconta un massacro di pellirosse americani, quella dei Pink sostanzialmente la storia di una sveltina con una groupie.

Il pezzo di De Andrè è del 1981 ed è scritto con Massimo Bubola, 11 anni più tardi della canzone dei Pink Floyd.

Ora i fans di Fabrizio mi crocifiggeranno. Ma sono convinto che se similitudine musicale ci sia, sia del tutto inconscia.

Chi l'ha detto che a De Andrè non piacessero i Pink Floyd?

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domenica, 11 ottobre 2009
Cronache dal Festival della Bassa Risoluzione a Bari

L’EPIDEMIA DELLA BASSA RISOLUZIONE

Venerdì mi sono preso un bel giorno di riposo.

Il sole di ottobre era più che splendente. Un buon motivo per abbandonare i doveri casalinghi e lanciarmi in nuove avventure degne di Citoplasma.

Per prima cosa me ne vado al mare, mi sono detto. E’ un periodo che il mare mi attira irresistibilmente. Ci vado quando posso. Nei ritagli di tempo. A guardarlo quand’è mosso o quand’è placido e tentatore. All’alba o al tramonto. Col sole di mezzogiorno.

E poi mi sono messo a fare una web-ricognizione di quello che si muove in città ed ho trovato quello che ci voleva: il FESTIVAL DELLA BASSA RISOLUZIONE.

Bari è una grande città del sud. Credo lo sappiate. E come tutte le città metropolitane coltiva degli angoli dimenticati che in realtà sono sotto gli occhi di tutti. Un pezzo in cui il marciapiede si allarga, un tratto di strada tra due palazzine in cui le auto non possono accedere, un fazzoletto di terra incolta, un angolo a ridosso di un cavalcavia. Tutti luoghi dove la gente al massimo ci porta il cane a fare i propri bisognini, o al limite a fumare uno spinello in santa pace, dove un barbone ci fa casa per una notte o qualche coppietta di ragazzini si ferma per una pomiciata. Posti a volte troppo di passaggio per essere vissuti a nessun titolo (è il caso di un triangolo erboso in mezzo al traffico dalle parti di Largo 2 Giugno).

Per tre giorni a Bari, dall’8 all’11 ottobre, questi luoghi sono stati abitati da artisti provenienti da tutta l'Italia e non solo, in una curiosa proposizione contemporanea di performance ed installazioni artistiche mosse da un solo senso: restituire alla città i suoi spazi residuali senza alterarne la diversità, ma abitandola creativamente.

Iniziativa ovviamente sostenuta dall’assessorato regionale alla Trasparenza e alla Cittadinanza Attiva nell’ambito del bando “Principi Attivi – Giovani idee per un Puglia migliore”.

Poi c’è chi parla male di questa giunta regionale e di quello che fa. Non me ne voglia il nostro caro ex-governatore Fitto, ma per i giovani, ci sono un sacco di iniziative. Vendola e l’assessore Guglielmo Minervini non dimenticano che il futuro non è dei vecchietti stagionati che ora sono alloggiati nei palazzi del potere.

Non promettono a nessuno la fabbrichetta di famiglia o un futuro nelle liste del partito, ma è stata supportata l’imprenditorialità e la creatività giovanile, con decine di iniziative intelligenti.

Per farla breve, prendo l’auto e mi metto in viaggio verso Polignano a Mare. Nel frattempo ho rotto uno specchietto, perso mezzo dente (già pericolante da qualche tempo) mentre mangiavo ad una romantica e casereccia terrazza sul mare, un modesto, solitario ed economico piatto di ottimi spaghetti alle cozze e, dulcis in fundo, nel fare benzina scopro di aver totalizzato 666 punti! Il numero (the number of the beast…) e gli eventi mi dicono di tornare a casa e chiudere bene la porta. Ma la giornata è favolosa e chi se ne frega della malasorte?

Sono un capricorno. Sfiderò il fato fino in fondo.

Bari è radiosa. Arrivo che manca poco al tramonto ed ho un sacco di posti da vedere e fotografare.

I quartieri considerati sono quattro: Libertà, Madonnella, San Pasquale e Carrassi. Prima del festival i ragazzi di “Radice Quadrata”,  l’associazione culturale promotrice dell’iniziativa , sono andati in giro per mappare, fotografare e schedare i luoghi di bassa risoluzione. A questo link l'archivio dei luoghi a bassa risoluzione

Poi hanno invitato gli artisti ad abitare gli spazi con le loro idee, sempre in linea con il concetto di bassa risoluzione e di reinvenzione di tutto ciò che non ha una funzione prestabilita e alla fine, eccomi on the road a fare le poche foto che passo a commentarvi.

Visto il tramonto imminente, mi sono limitato a fare un giro nel quartiere Carrassi, che frequento dai tempi dell’università.

Foto n.1 via Manfredi Azzarita angolo via Pasubio - 10,57 x 7,86 m - Spazio interstiziale collocato fra due condomini di case popolari. Zona studentesca.

Titolo dell’opera: “La casa di Chà”. Il posto è sempre quello. Solo che per terra è tracciata una planimetria con il nastro adesivo di carta . Non capisco. Avvicino l’artista. Dice di essere un francese che abita da due anni a Venezia. Mi invita ad entrare a casa sua per un tè.

Lui si chiama Charles Heranval, dimunitivo “Chà”, per l’appunto. Il tè che mi offre è un un tè nero Special Oolong.

- Quella che vedi per terra - dice l'artista - è la planimetria della mia casa in formato 1:1. Ci sono anche i mobili, come puoi vedere. Mi sono ispirato alla storia del cartello sul balcone per questa performance…-

Arriva una sessantenne per bere il suo tè. Chà, con infinita pazienza riprende gli onori di casa e le spiegazioni.

Nella scheda di rilevazione c’era scritto: la storia del tè è una particolarità di quel luogo: Al balcone di un appartamento di fronte a questo spazio è appeso un invito “Chi vuole un thé”. I passanti ci raccontano che l’invito è stato appeso dagli studenti ed è rivolto ad altri ragazzi che vivono nell’appartamento di fronte. Fra queste due case si scambiano spesso dei messaggi dal balcone.”

FOTO n.2 Corso Benedetto Croce angolo via Piave - 1 x 2.30 m - spazio rettangolare a livello strada situato nei pressi della Chiesa Russa. Funzione originaria: posteggio per cassonetti della spazzatura.

Titolo dell’opera: “Mi vedi?”.

Arrivo un po’ trafelato. Lo spazio un tempo dedicato ad un cassonetto che da anni non c’è più è occupato da una grande sedia a dondolo in vimini. Ai due lati dello spazio per il cassonetto due cartelli rettangolari: “Luogo che ha perso la funzione pubblica” quello a destra e “Persona che perso la funzione pubblica”, quello accanto alla sedia.

Riccardo Fusiello, l’artista milanese di lontane origini baresi, è a pochi metri. Sembra meravigliato che io sappia del festival, mi spiega che quel luogo ha perso da tanto la sua funzione pubblica. L’ha voluto dedicare alle persone che hanno perso (o non hanno mai avuto) visibilità sociale e offre loro una sedia dove poter trovare una identità. Racconta che tanti curiosi si sono fermati a guardare e chiedere, ma nessuno ha voluto sedercisi sopra.

Non esito un attimo. Riccardo mi fotografa contento. La sua opera è finalmente completa. E a me non pare vero fare parte di un’opera artistica…il primo impiegato pubblico che ha perso la sua funzione pubblica senza essere stato ancora licenziato!

Arriva il furgone di un corriere espresso e si accorge di quella rientranza nel marciapiede, di solito ignorata da auto e persone. Chiede se la coda del furgone posteggiato ci da fastidio. La bassa definizione ha colpito il bersaglio. Il fantasma del cassonetto che fu ci ringrazia commosso, ora la sua casa ha trovato per pochi giorni un nuovo senso di esistenza.

FOTO n.3 Via Labarbuta angolo Via Campione - 28,50 x 27x 22,70  m - grande area di terreno  incolta coperta da vegetazione spontanea sita a ridosso delle case popolari di Via G. Petroni - Storie:  sul muro del palazzo che delimita lo spazio lungo via Campione è affisso un cartello del Comune di Bari del 1999 che autorizza lavori per la recinzione e la bonifica dell’aera.

Titolo dell’opera: “Senza titolo”.

Questa è senz’altro la più romantica. Roberto De Pol ha installato una fotocamera sul marciapiede prospiciente il fazzoletto di erbacce. La fotocamera attiva un potente soffiatore che a sua volta spinge il seggiolino di un’altalena vuota. E così ogni volta che qualcuno passa da quel luogo, l’altalena dondola sommessa, come se l’ignaro passante l’avesse appena abbandonata.

Roberto spiega la sua idea in modo semplice, ne dà una spiegazione quasi meccanica. Lui stesso sembra non sapere il perché di questa bizzarra e macchinosa trovata.

Noi della cricca dei poeti incompresi sappiamo benissimo che infinite sono le strade che portano alla poesia…

Foto n.4 Viale L. Sturzo angolo Viale della Repubblica - 17 x 4.5 m - Tratto di terra incolto, originariamente concepito come un’aiuola. Presenta un unico alberello e si trova di fronte a Parco 2 Giugno, unico parco della città.

Arrivo in questa postazione giusto in tempo per la fine della performance di Manuela Centrone dal titolo “Sirenata”.

Prima di avvicinarmi penso che qualcuno si è fatto male. E’ un incrocio di merda, quello. C’è un ambulanza e il solito gruppo di passanti curiosi. Nell’avvicinarmi mi viene offerta una bevanda energetica da alcune promoter. Declino l’offerta e penso “Sciacalli! C’è un incidente e loro stanno qui a donare omaggi promozionali!”.

Non c’è nessun moribondo. Ma una figura tra il cencioso ed il mitologico che si agita isterica sull’erbetta dell’isola triangolare.

Forse la sirenata è la combinazione di questi due elementi (la figura con le gambe unite da un gesso unico e la sirena dell’ambulanza).

Sono arrivato praticamente per i titoli di coda. L’artista si leva la parrucca di capelli bianchi e stopposi che le copriva il viso. Qualcuno dice “E’ una ragazza!”, qualcun altro ride di sollievo.

Non so cosa sia successo prima e non ho avuto il coraggio di chiedere nulla. Troppa gente e l’artista era troppo indaffarata a liberarsi dal costume di scena.

Che avrà voluto dire?

Fine del Festival per me. Mi ero ripromesso di fare un giro sabato e vedere le altre cose che mi ero perso. Lo sapete come vanno queste cose… lo scarico di un lavandino che perde, la spesa da fare, la moglie da andare a prendere in stazione e così via.

Il mio venerdì da leoni era finito. Me ne sono fatto una ragione.

Le voci di strada raccontano che uno di questi artisti, Michele Graglia, si sia insediato a Piazza Balenzano, dove c'è il mercato del quartiere Madonnella e abbia organizzato un personalissimo mercato del baratto; un'opera dal titolo "E tu cosa mi dai?". Altrove, qualche chilometro più in là, al quartiere S.Pasquale si è tenuto un rave di quartiere frutto dell'opera "Delirio Urbano" di Mariantonietta Bagliato.

Insomma, se volete saperne di più sul Festival della Bassa Risoluzione eccovi un link utile:

Gabba Gabba Hey a tutti e cominciate a guardare la vostra città con occhi diversi, quando portate fuori il cane, la sera...

 

 

 

messaggio imbottigliato da: citoplasma alle ore 20:07 | link | commenti (3) | categoria: arte, citoplasma segnala, altra città
Chi Sono
Utente: citoplasma
Difficile dire chi sono, così su due piedi!Se quello che faccio è quello che sono allora la musica cambia...mi piace scrivere, mi piace ascoltare musica, mi piace viaggiare ma mi piace anche restare e guardare quello che mi è intorno. Mi piace il vento, mi piace il mare, mi piace la montagna, mi piacciono gli animali in libertà e gli esseri umani che cercano ancora di esserlo. Mi piace essere vivo. Mi piace veder crescere la saggezza in un mondo di superficialità, mi piace guardare oltre quello che si vede. Ma chi sono? Sono tante cose e a volte credo di essere poco o niente. So solo che volevo esserci.

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