Kinfo, uno dei coautori di Citoplasma, ha deciso che - malgrado le mie critiche - MJ meriti un posto diverso in questa blogzine. Così ecco la sintesi di quello che, a quanto pare, ci sarebbe ancora da dire sul Re del Pop....


CHI HA PAURA DELL'UOMO NERO?
STORIE DI ORDINARIA SICUREZZA.
Ebbene sì. Il pacchetto sicurezza è passato ed i leghisti esultano fuori e dentro le aule del parlamento. Ora i clandestini non possono più spacciarsi per poveri cristi che hanno bisogno di una mano. Ora i clandestini sono dei rei a tutti gli effetti. Poco importa se oltre all'espulsione immediata dovrebbero sborsare cifre esorbitanti (dai 5.000 ai 10.000 euro!) che notoriamente i clandestini nascondono nelle mutande.
Poi c'è la bella novità delle ronde. Il fatto che debbano essere composte per lo più da ex-poliziotti ci rassicura. Lo sanno tutti che i poliziotti non vanno mai in pensione, rimangono poliziotti per sempre. E diciamocelo, era ora che i cittadini si attrezzassero per provvedere da sè al rispetto della morale pubblica.

Se vedo un nero lo denuncio! Sai che divertimento! Così la smettono di elemosinare ai mercati rionali o di lavarci i vetri ad ogni semaforo. E che dire di tutte quelle sguaiate meretrici nere sulle provinciali?
Una cosa sola non capisco: dove troveranno mai i soldi per espellere tutta questa gente? O pensano di allestire delle economiche navi mercantili per espulsioni-deportazioni di massa?
Se non vi pare un copione già visto, comincio a preoccuparmi. Incazzatevi, per favore! Vi invito a farlo pubblicamente. Dichiariamoci tutti clandestini per solidarietà. Denunciamo i clandestini della Costituzione: tutti coloro che - senza riconoscersi nei valori della Costituzione Italiana - sono entrati senza permesso nel mondo della legalità per minarlo alle radici.
Cacchio, facciamo qualcosa, prima che sia troppo tardi!

Sto leggendo un libro che si intitola "NIENTE". E' lì sul mio comodino e la sera - quando trovo la forza di leggere - mi fa incazzare, mi fa ridere, mi fa riflettere. Il suo autore si chiama Alberto Salza, un fisico che la vita ha trasformato in antropologo. Un tipo proprio sui generis. Con uno stile accattivante, talvolta crudo, il libro parla della povertà e dei poveri, il libro parla di quelli che sembrano non avere niente.
Ad un certo punto Salza racconta che in certe zone dell'Africa un uomo viene considerato veramente povero non quando non ha nessun bene, ma quando è povero di relazioni con gli altri. La vera povertà è nella solitudine.
Impressionante. E noi che ci credevamo tutti ricchi!
A proposito di immigrazione clandestina, sentite questa e ditemi che ne pensate: "L'immagine che ho davanti è di Moxolo, profugo dello Zimbabwe, dove coltivava mais e tabacco. E' finito in Sudafrica, nelle baracche di lamiera di Reiger Park, a Jo'burg. Ieri lo hanno acchiappato gli inkhata, gli estremisti zulu altrettanto miserabili. "Ladro! Scarafaggio!" gridavano. "Torna nel tuo Paese! Sei venuto qui per rubare e fregarci il lavoro!". Poi gli hanno messo al collo uno pneumatico intriso di benzina e gli hanno dato fuoco..."
Potrebbe essere una scena quasi italiana. Proprio vero. Questi neri vanno in giro a rubare il lavoro a chiunque ed in qualunque parte del mondo.
Ora non vorrei sembrare razzista, ma gli immigrati hanno anche altri colori. Vogliamo parlare dei cinesi di Prato? Vi immaginate quanti aerei ci vorranno per rimpatriarli tutti?
Poi ci sono gli indiani, i russi, etc. etc.
Si chiama società multietnica, mi pare. Eppure qui non ce lo vogliamo ficcare in testa. Fatto sta che esistono due mondi. Il nostro, quello degli italiani bravini e pulitini con un buon stipendio e tanti piccoli lussi che rasentiamo quasi quasi la povertà ed il loro, quello degli immigrati, un mondo sordido, sporco e volgare, in cui si vive quasi sempre in schiavitù (in un paese democratico come l'Italia) e senza un solo lusso per cui potersi lamentare.
'Ncredibile.
Sempre Sarza racconta un aneddoto carinissimo. Dopo venti giorni di marcia nella polvere, l'autore, cerca di pulirsi. Un nomade turkano lo guarda e con tono convinto gli dice: "Lava, lava, tanto non diventerai mai nero come me!".
In Africa, il bianco è il colore dello sporco...
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Dalla radio ho saputo che Michael Jackson è morto.
Un arresto cardiaco a soli 50 anni. Un'ora intera di sforzi dei medici in ospedale per tentare di rianimarne il cuore. Un'ora intera....
Non sarebbe bastata una vita. Quest'uomo senza infanzia, con un padre violento e sfruttatore, era già morto da molto prima. Da quando aveva rinunciato alla sua identità culturale, modificando radicalmente il proprio corpo. Lo sapete che la moda più in voga tra gli adolescenti delle bidonville delle grandi metropoli è proprio quella di sbiancarsi la pelle con le misture più strane, a base di sostanze corrosive o cortisoniche? Michael, come loro, è stato vittima del grande inganno per cui bianco è bello, nero è sporco e cattivo.
E non basta essere ricco e famoso per sentirsi accettato.
Personalmente, ho sempre avuto un moto di ribellione interiore, nel vedere le immagini di questo eclettico artista internazionale dall'aspetto infelice.
Non ho mai apprezzato il suo genere musicale e non ho mai ballato "Thriller". Non credo sia mai stato felice e mi domando quanto lo siano stati i suoi figli con un padre così nevrotico ed ossessivo.
Questa foto di un Jackson delirante che - durante una visita a Berlino - fa pendere pericolosamente nel vuoto il suo terzo figlio di nove mesi per esibirlo al pubblico parla da sola...
Potete ricordare come meglio credete questo essere infelice, capace di spendere in un giorno cifre che nè io nè voi spenderemmo in due vite consecutive. Io non ne conservo un buon ricordo, e, ditemi voi, cosa ha fatto mai di tanto positvo per il mondo. Sono contento che almeno Madonna (la rockstar) lo stia sinceramente piangendo, e molti suoi fan abbiano presidiato spontaneamente la sua nuova casa e l'ospedale dov'è morto.
Da me, non aspettatevi nulla e se qualcuno dei suoi ammiratori legge questo post, lo prego di darmi un buon motivo per presentarlo anche ai miei visitatori come un uomo che meriti di essere ricordato per qualcos'altro oltre al fatto che è stato un essere sofferente, sfortunato e drogato di pubblico e popolarità come ce ne sono tanti - purtroppo - a questo mondo.
DONDE ESTAS GLORIA?
Se ne sentono di tutti i colori e in fondo il mondo è bello perchè è vario.
Mentre mezza Italia, se non tutta, assiste un po' guardona un po' bacchettona un po' disincantata alla bagarre intorno ai festini presidenziali a base di gnocchi e soprattutto di gnocche ben pagate (e scusate la pessima battuta, sempre meglio che dire "l'Italia va a puttane"...), nel resto del mondo altre incredibili cose avvengono, a volte tragiche, a volte comiche, altre volte inquietanti.

C'è da dire che la Puglia ancora una volta si fa una buona pubblicità, se il premier ha scelto le nostre donne per sollazzare i suoi occhi (e non sappiamo cos'altro) e quelli dei suoi gentili (stavo per dire "genitali" lapsus freudiano?) invitati. In questa Italia dove il sessismo dei nostri nonni impallidirebbe al confronto di quello soft e ancor più offensivo del nostro capo di governo e di tutti quelli come lui.
Le donne si confermano oggetto. Oggetto da contemplare. Oggetto da desiderare. Oggetto da manipolare e spupazzare. Oggetto da ricompensare. Oggetto per soddisfare le quote rosa. Oggetto da punire. Oggetto da vendere.

Le donne soggetto piacciono poco. Sono quelle che rompono i coglioni. Che oltre a mostrarti le tette (perchè ce l'hanno, è un dato di fatto) o le gambe giusto per confonderti, hanno le loro idee, non si danno a riverenti salamelecchi, pretendono di affermare il proprio punto di vista e mettono pure in evidenza le contraddizioni dei maschi in genere, di certi maschi in particolare.

La cosa ridicola è che sotto sotto questo signore sessista e vittima di complotti oscuri ci piace. E' il fantozziano riscatto dell'uomo moderno che non riesce a riprendere il proprio dominio culturale sulla donna sempre più intraprendente e competitiva. Il presidente le tiene a bada, queste troiette. Confinandole al loro posto. Quello delle troie, per l'appunto. E se le fa diventare ministri non è perchè ne riconosce i meriti intellettuali, ma solo per ribadire che chi comanda è lui, che ha permesso loro di essere dove sono ora.
Nessuna condanna tra gli alleati politici, ovviamente. Questi sono fatti privati del premier, si dice da più parti.
E che strane coincidenze. Ieri sera in un confronto televisivo tra i candidati sindaci al ballottaggio qui a Bari, alle contestazioni del candidato di centrosinistra Emiliano, Di Cagno del centrodestra aveva due categorie tipo di risposta: "Ma questi sono miei fatti privati!" oppure "Emiliano crede di esercitare ancora il suo mestiere di magistrato! Povero chi capiterà sotto il suo tiro quando tornerà a fare il pubblico ministero!".
Ora ditemi, di fronte al candidato sindaco Emiliano che dice: "Il mio oppositore è la persona meno indicata per rivestire la carica di primo cittadino, perchè è il più grande proprietario terriero della città e, una volta sindaco, dovrà occuparsi proprio del nuovo piano regolatore", vi pare normale che Di Cagno se ne esca con "Ma questi sono fatti privati!". E' un fatto privato che il futuro sindaco non tutelerà gli interessi dei baresi quanto invece i propri? Fatevi un ragionamento veloce e ditemelo voi.

Il confronto prevedeva tre minuti a testa. Simeone Di Cagno forava con regolarità scientifica i tempi consentiti e con altrettanta regolarità interrompeva il suo antagonista mentre parlava, irridendolo o strepitando o lamentandosi di essere vittima di attacchi nella sua sfera privata. Di Cagno confonde il pubblico con il privato, ditemi ancora voi cosa può voler dire questo.
Il popolo delle libertà fa scuola, naturalmente.
Lo stile è quello che abbiamo già visto nei vari Anni Zero di MIchele Santoro o in altri confronti televisivi dove leghisti, forzisti e destrorsi parlano sempre sopra l'interlocutore quando questi dice qualcosa di scomodo.

Ma ci piacciono così. Perchè la prepotenza, la strafottenza, l'arroganza di certa gente ci riscatta dai nostri numerosi torti e soprusi quotidiani. Uomini potenti con potenti mezzi, incuranti della morale comune, capaci di organizzare e pagare dispendiosi banchetti qua e là con fior di belle ragazze alla faccia di chi ci vuole male, disposti a criminalizzare gli uomini neri e lasciarli morire come cani impedendogli di sottoporsi a cure mediche per paura delle denunce, disposti a far viaggiare comodi con gli aerei pagati dai contribuenti i propri amici perchè l'amicizia è sacra e ce ne fottiamo della pubblica opinione, capaci di inventarsi persecuzioni e complotti senza fine per difendersi dai propri errori e non assurmesene mai la responsabilità.
Io sono un funzionario pubblico. Le rare volte che posso usare un mezzo di servizio mi è tassativamente proibito far salire in auto altre persone che non siano della mia stessa Amministrazione, ora voi ditemi come è possibile che un capo di governo possa usare un aereo militare per far salire i suoi amici non politici da accompagnare alla propria villa al mare e non poter essere giudicato per questo perchè il regolamento della presidenza del consiglio è molto poco dettagliato da questo punto di vista!
Ma basta parlare dell'Italia. O forse non basta. Una vecchietta in sardegna viene multata per 105 euro per aver dato del cibo ad un povero randagio assetato e stremato. La carità non è più di moda in Italia. I randagi devono morire di fame e poi diventare cattivi ed azzannare sti stronzi che prima ti adottano e poi ti abbandonano che sono tutti uguali gli uomini. Un paese di merda, concedetemelo.
Poi arrivano questi altri che si indignano perchè alcune scuole di Roma saranno fornite di distributori automatici di preservativi. Pare che la sessualità, tanto sbandierata - nonchè tristemente mercificata - in piazza su tutti i canali televisi e a disposizione di tutte le età, non possa avere riconoscimenti formali nelle agenzie educative istituzionali. Gli studenti non sono angeli. Hanno un sesso. E fanno le loro brave esperienze. Mettere a disposizione dei preservativi significherebbe farli sentire autorizzati! Embè? Se già lo fanno non potrà che essere un'utile misura preventiva. Se non lo fanno ancora, figurati se bastano i preservativi a scuola per convincerli di botto a fare il grande passo.
Siamo un paese di sessisti e anche di perbenisti. Lo capisci da queste cose. Un paese dove i pornopedofili abbondano e comprano su internet film con violenze gratuite su poveri bambini indifesi si scandalizza e leva gli scudi se qualcuno tenta di educare sessualmente i nostri ragazzi con fatti, non con parole (e i ragazzi quello capiscono: i fatti).
Poi arriva il pornoattore Rocco Siffredi che si lamenta che il porno autoprodotto sul web o i film a visione gratuita stanno uccidendo l'industria cinematografica pornografica e tutta la catena ad essa legata (cinema, distribuzione etc. etc.). Se questo per te è un problema, figurati, caro Rocco, quanto sono preoccupati i governanti iraniani che vogliono mettere la pena di morte per chi utlizza il web per fare opposizione al regime!
Anche il nostro governo alla maniera birmana sta provando da un po' a mettere il bavaglio a noi bloggers e chissà che daje e daje non ci riuscirà.
Il mondo web è come il mondo là fuori: circola di tutto, ma nulla vive in eterno. Le mode cambiano, i sistemi si diversificano, i centri di equilibrio si spostano spesso.
Ieri si chiamava tramandazione orale, stampa clandestina, oggi si chiama blogger, siti antagonisti, forum, telefonia mobile... L'uomo moderno si nutre al 90% di comunicazione, che cosa ci potete fare?
La vera paura è la mancanza di controllo.
Il web è una giungla dove tutti si buttano per fare la solita cosa: soldi. Per questo controllarlo in modo totale è sempre più difficile.

E la difficoltà di controllo, se pur in una giungla di offerte indecenti, aiuta la libera circolazione delle informazioni. Aiuta la capacità critica.
Viviamo in un mondo dove è difficile essere liberi.
Viviamo in un paese dove non è più molto facile mantenersi liberi.
In un paese dove un tempo neanche tanto remoto chi governava o era al parlamento sentiva la responsabilità morale di ciò che faceva, sapeva di essere al centro dell'attenzione e per questo cercava di condurre una vita privata più o meno esemplare o di basso profilo (ma ditemi voi, a parte De Michelis, ve lo immaginate un De Gasperi o un Berlinguer a folleggiare da una villa all'altra?).
Oggi dal potere ci viene un solo messaggio, antico quanto il mondo: l'unica maniera per fare quello che si vuole è solo comandando.
Perciò, da domani tutti in lista, ragazzi!!!

Ognuno di noi ha dei segreti che non racconterebbe mai a nessuno, storie tristi piene di dettagli imbarazzanti che allungano le loro dita adunche sul presente e che incessantemente ci affanniamo a spazzare sotto il tappeto del nostro ordinato salotto mentale.
Poi in una notte come tante, davanti ad una persona qualsiasi, complice la luce tremolante di una candela ed il bicchiere di vino tra le mani, il prodigio si compie e tutto si rivela senza sforzo, lasciandosi dietro solo un senso di spossatezza e il desiderio bruciante di non rivedere mai più il nostro interlocutore.
Roberto ed io eravamo amici dai tempi dell’università. Come spesso accade, ci eravamo persi di vista da anni, salvo poi incontrarci casualmente un giorno, davanti ad un caffè preso di fretta, al bar. In genere, in casi come questo ci si ripromette di vedersi presto, prima o poi. Roberto invece mi rivolse un invito molto preciso, al quale non si poteva dire di no.
“Verresti a trovarmi domani sera, dopo cena?” mi disse. “Abito sempre nella stessa casa ed ho in cantina delle bottiglie speciali. Vini che fanno sentire la musica!” aggiunse bisbigliando.
Vini che fanno sentire la musica. Quando eravamo giovani, la nostra grande amicizia si era costruita sul comune amore per la musica: sul senso di appartenenza ad un mondo speciale che una passione del genere può regalare a chiunque la provi. Non sapendo bene cosa aspettarmi da questa rimpatriata, decisi di affrontarla cercando di ostentare quel distacco “cool” che tanti anni prima era stato alla base del nostro codice di comportamento. Peccato solo per un piccolo particolare: il distacco non serve a niente, quando c’è il destino che trama nell’ombra.

Roberto viveva da solo in campagna, nella casa che era stata dei suoi genitori. Era una bella casa, anche se faceva un po’ famiglia Addams, non so se mi spiego. Lui mi accolse con cordialità e, senza perdere tempo in convenevoli, mi condusse subito in cantina. Prese una bottiglia da una rastrelliera coperta di polvere, la stappò davanti a me, me ne fece assaggiare il contenuto.
“Guarda cosa ho trovato qui sotto” disse. “Che te ne sembra?”
Non volevo fare la figura dell’incompetente che beve e basta, per cui feci girare un po’ il vino nel calice, lo osservai in controluce, misi il naso nel…
“Oh, basta perdere tempo!” fece lui impaziente. “Bevi. Avanti, bevi!”
Indispettito, buttai giù un sorso. Stavo ancora assaporando il retrogusto, quando le orecchie presero a ronzarmi; quel rumore di fondo ben presto si trasformò nel suono di una radio lontana. Guardai il mio amico a bocca aperta.
“Gerry Mulligan e Chet Baker?” chiesi incredulo.
“Fenomenale, vero?” fece lui gongolante. “Pensa che l’altra sera ho sentito Dave Brubeck e il Modern Jazz Quartet!”.
Ci sedemmo su di una panca di legno lì vicino e bevemmo per un po’. Poi un’emozione dietro l’altra, un ricordo dietro l’altro, iniziai a fissare il pavimento e fu come se qualcun altro parlasse al posto mio.
“Ti ricordi di Daniele?”
“Daniele? E come non potrei? Aveva una ragazza fantastica, e noi a chiederci come facesse un cretino simile a stare con una così. Però mi sembra che fece una brutta fine: poveretto, bruciato così nella sua macchina…”
“Sono stato io” dissi in un soffio.
“…Come dici?”
“Oh, non l’ho fatto apposta. Volevo solo bruciargli l’auto a quel bastardo, così imparava a pavoneggiarsi tanto in giro. Mica potevo immaginare che quella sera era così brillo da addormentarsi in macchina, davanti casa. Aveva persino tirato giù il sedile, per cui da fuori non lo si vedeva per niente. E poi lui aveva Giuliana. Mio Dio, Giuliana… Ho ucciso per amore e per di più involontariamente.”
Calò il silenzio e con l’ultimo sorso anche la musica si spense nelle nostre orecchie. Poi Roberto si alzò e mi guardò ammiccando:
“Che dici, ne apriamo un’altra?”.


CRONACHE DAL PAESE DI ALTO E BASSO
Mappa n. 2 (un campionario)

La gomma da masticare coi dadi. Rettangolare, dolciastra, di color rosa. La figurina all’interno raffigura due dadi: se trovi i dadi che fanno dodici, hai vinto un’altra gomma (il che è quasi una punizione). Un pacchetto di caramelline morbide, rettangolari; la figurina all’interno è di cartoncino e raffigura un episodio a colori della guerra anglo-francese nelle colonie del Nord-America. Brevi didascalie spiegano cosa stanno facendo quei soldati in uniforme del Settecento e, soprattutto, da che parte stanno gli Indiani. Gomma da masticare ad argomento spaziale: una volta ci ho vinto un palloncino. Dopo averlo gonfiato, bisognava lasciarlo sgonfiare mentre lo si teneva per un filo: allora, girava vorticosamente su sé stesso emettendo un fischio e prendeva per alcuni istanti l’aspetto del pianeta Saturno, anelli compresi. Spettacolare. Rotella di liquirizia: piacere anonimo e solitario. Ghiacciolo: o lo si va a comprare con qualcun altro, oppure niente. Micro-pistola ad acqua: o tutti o niente. Patatine in sacchetto: andai a comprarle una sera per una ragazzina che me lo aveva chiesto dal balcone (aveva avuto la febbre alta e le era appena passata).

Mentre nella ariana Padania eroiche Ronde Nere - dal patriottico nome di "Guardia Nazionale Italiana" - si offrono di vigilare sulla sicurezza dei cittadini indifesi, l'incontrastato duce delle Forze Padane di Liberazione si erge a nuovo garante della democrazia italiana!



Cito da "Il Blog senza nome", un articolo per L'Unità del giornalista Marco Travaglio del 2007 dal titolo : "Fucili e pistola - Il delirio leghista"
"... il Senatur c’è ricascato con i fucili. Ogni tanto - sarà la prostata - gli scappano. Le pallottole da 300 lire per raddrizzare la schiena al giudice varesino Abate, poliomielitico, reo di indagare su alcuni leghisti (1993). I 300 mila bergamaschi pronti a imbracciare le armi negli anni 80 per la secessione (1994). La violenza come unica arma per difendere l’onore del Nord (1995). La rivolta del Nord modello Bravehart (1996). L’aut aut fra referendum secessionista e guerra civile, «io comunque metto mano alla fondina» (1997). Stessa sparata, stesse parole, stesso copione, mezza smentita il giorno dopo che non smentisce nulla. "
Avete sentito della improvvisa attività ufologica dalle nostre parti? Un cerchio nel grano a Monteiasi (TA) il 5 giugno

e una sorta di misterioso bolide infuocato in caduta libera nel cielo notturno della Puglia tra il 12 ed il 13 giugno. Quella notte i vigili del fuoco hanno lavorato alacremente su tutto il territorio barese per sedare focolai di incendi. Anche a pochi passi da casa nostra. Pare sia caduto nella zona di Conversano, ma dalla Calabria alla Puglia, tutti riferiscono di questo misterioso oggetto infuocato. Si dice possa essere un rottame spaziale (immondizia satellitare, per intenderci) o uno sciame di meteoriti.
Fatto sta che da qualche tempo qualcosa, lassù nel cielo, si muove più del solito.
Il cerchio di Monteiasi è stato analizzato dagli esperti del centro ufologico tarantino che hanno certificato senza ombra di dubbio che trattasi di una grande bufala. Subito dopo, il proprietario del campo che ha perso quasi 5 quintali di raccolto, ha provveduto a disfare la presunta opera aliena. Che peccato...
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Intanto un'altra invasione, stavolta terrestre, ha colpito Lecce per via del G8 dell'economia che si teneva il 12 ed il 13. La città è stata invasa dalle Forze dell'Ordine. Dai racconti della gente, pare che il rapporto manifestanti-polizia fosse di 1 a 2. La città era blindata e i residenti potevano muoversi solo a piedi, previ continui accertamenti sulla effettiva residenza e quindi del permesso di transito.
I negozianti avevano blindato le porte di accesso ai negozi, addirittura coprendole di assi di legno al fine di evitare danneggiamenti.
Una città fantasma. Popolata solo da truppe di poliziotti antifolla e pacifiche schiere di disarmanti manifestanti, con la gente di Lecce che comunque guardava la scena affacciata ai balconi.
Un vero peccato per tutti.
Perchè i leccesi, come tanti altri italiani, sono gente pacifica e democratica. Non capisco invece il motivo per cui questi G8 si facciano come se fosse stato dichiarato lo stato di guerra al popolo italiano.
Questa gente si riunisce per parlare dell'economia del mondo, mi pare. A cui siamo tutti molto sinceramente interessati. Se costoro hanno bisogno di oceaniche scorte armate fino ai denti, qualcosa vorrà dire? Non ci vogliono tra i piedi mentre decidono il massimo profitto per sè e il maggior danno per noi? Che paese, che mondo è questo, in cui chi comanda deve proteggersi da chi gli permette di essere al comando? Perchè hanno paura delle opinioni della gente? Perchè la gente si lamenta? Perchè gli esponenti presenti al G8 non vogliono ascoltare le lamentele di alcuno?
Mondo strano. Strano mondo.
So che è riduttivo dire queste cose. Eppure mi limito ad una osservazione empirica: questa gente sa che il potere, gestito nell'unica maniera che conoscono, genera nel popolo insoddisfazione. Questa gente non vuole scendere dal piedistallo e tornare nel popolo, con il popolo, per il popolo. Popolo mi pare quasi una parolaccia, ormai. Oggi che i "popolari" spopolano anche in Europa.
Popolari come? Popolari nel senso di conosciuti da tutti? Popolari nel senso che mangiano pasta e sugo come noi? Popolari nel senso che rappresentano il popolo?
Qualche volta penso che i veri UFO sono lì, al governo e al parlamento. Tutti intenti a bruciare le risorse del pianeta per fare i loro bravi cerchi nel grano da cui trarre guadagno, mentre i veri proprietari della terra si impoveriscono sempre più.
Dico cose fuori moda. Senza ottimismo.
Meno male che è domenica. E fuori c'è il sole.
CRONACHE DAL PAESE DI ALTO E BASSO
- Il sassofono discendente -
Due miei amici hanno studiato il sassofono con lo stesso maestro, ma a distanza di parecchi anni l’uno dall’altro.
Il primo di essi frequentò per un breve periodo un corso di musica istituito dal Comune (credo che volessero rimpolpare la banda o roba del genere). Siccome era un ragazzo sveglio, era riuscito a farsi prestare lo stesso strumento che gli facevano usare durante le lezioni. Si esercitava in casa, qualche volta, e il suono del sax planava lungo la discesa per arrivare fino in fondo alla strada, dove c’era il chiosco del giornalaio. Io lo udii distintamente una sera che me ne stavo lì in piedi ad esplorare la vetrinetta di sinistra, dove si esponevano le riviste musicali.
Il secondo dei miei amici andò a lezioni private per un periodo più lungo ed il
sassofono su cui si esercitava era di sua proprietà. Erano passati un po’ di anni ma il maestro, come ho già detto, era lo stesso. A quell’epoca, il mio amico occupava un appartamento all’ultimo piano dello stabile in cui vivono i miei genitori. Ci abitava con la moglie ed una bambina piccola, timida ma sorridente. Questo accadeva prima che la moglie del mio amico si ammalasse di cancro e morisse, prima che il mio amico si risposasse e andasse a vivere in un’altra città, prima che sua figlia smettesse di
sorridere. E comunque. Quando il mio amico si esercitava con il sassofono faceva le scale, sia in senso strettamente musicale che più generalmente metaforico, giacché le note che emetteva si allargavano in ampie volute discendenti, diffondendosi per tutto il condominio.
Fu così che nella mia mente si formò l’idea che il sassofono fosse uno strumento dal suono “discendente” (un po’ come un grosso aliante che non può fare altro che planare, seppur lentamente, a meno che non incontri una corrente ascensionale che se lo porti su per un bel tratto: cosa che non accadde mai al sassofono dei miei amici).
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Da appassionato di musica quale sono sempre stato, ricordo perfettamente le migliori performance dei miei due amici sassofonisti: nel primo caso, si tratta delle prime tre note di “St. Louis Blues”, eseguita in trio con un pianista che andava troppo veloce e un chitarrista che non conosceva la canzone in un assolato meriggio autunnale; nel secondo caso, sto parlando di una improvvisata jam session tra il sassofono discendente ed una scopa-percussione picchiata con insistenza contro il soffitto del piano di sotto da un vicino irritabile, affetto dal morbo di Alzheimer.















